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Tomo primo
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erano cinque amici di lui, uno in Bologna, due in Verona,uno in Mantova, ed uno ne aveva perduto Perugia: „ Ma„ essi ( gli dice ) sono ugualmente rari nel vostro paese.„ Quest’amico, del quale vi lamentate ( cioè Leonzio Pilato che„ l’aveva tradotto in latino ) è forse l’unico nella Grecia, che„ vi sia attaccato Aurispa dando conto ad Ambrogio ca-maldolese delle accuse, che contra di lui movevano i greci acagione de’ sacri libri da lui mandati in Sicilia, gli dice,che de' profani poco se ne curavano i greci ; ciò che prova ab-bastanza quanta fosse la lor ignoranza . Laonde sembra po-tersi dire con verità, che i latini a que’ tempi erano moltopiù colti de’ greci, e che i Petrarchi, i Boccacci, i Salutati,i Guarini, ed altrettali dotti uomini ed eruditi più rari si ve-devano nella Grecia che noi fossero nell’Italia. E però iocredo, che più presto potesse riuscire vantaggioso a’ greci chenon a’ latini il letterario commercio di quelle due nazioni: ese i nostri più profitto ne ricavarono che non i greci, ciò fueffetto della maggiore coltura , e del più vivo desiderio di sa-pere, che animava l’Italia, e che spento era in quella super-ba ed ignorante nazione. Due frutti io trovo nati dalla ve-nuta de’ greci nell’Italia , cioè la più universale notizia dellalingua greca, e l’introduzione della platonica filosofia. Per-chè sebbene è vero, che senza il soccorso di que’ nazionaliGuglielmo Pastrengo, Pietro da Muglio, ed altri parecchi col-tivavano quella lingua, pur nondimeno d’uopo è confessare,che senza le lezioni di Barlaamo e di Demetrio, senza lepubbliche scuole di Leonzio Piìato e del Crisolora, e senzal’istruzione di tant’altri greci venuti in queste parti non sisarebbe mai resa sì comune a tutti gli eruditi, e sì domesti-ca e familiare in un paese straniero. La copia de’ greci librida quelli pure introdottasi nell’Italia giovò ad agevolare vie-