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maggiormcnfc l’intelligenza della greca lingua, e della grecaerudizione. Ed allora infatti vi diventò questa si comune,che, come dice Costantino Lascaris nel proemio ad una suagrammatica, recentemente pubblicato dall’Yriarte nel Catalogode codici greci della biblioteca reale di Madrid (a) : „ L’i—
„ gnorare le cose greche recava vergogna agl’italiani, e la„ greca lingua più fioriva nell’Italia che nella stessa Grecia,,.
Nell’introduzione delia filosofia platonica, e quindi nel ri- introdu-volgimento della scolastica sono maggiori le nostre obbliga - filosofia pia-zioni a que’ nazionali. Gli è vero, che le opere di Platonenon erano affatto sconosciute a’ latini, e basta leggere gliscritti del Petrarca per vedere quanto si pascesse quello spiri-to sublime di tale lettura. Ma nondimeno il sistema dellafilosofìa platonica non era stato svolto e meditato da’ latiniprima che Gemisto Pletone non tirasse il velo a’ suoi miste-rj, ed aprisse l’adito a’ suoi secreti ed augusti penetrali. Pla-tone era prima un greco facondo ed eloquente , era un pen-satore profondo, che avev^ idee sublimi, e nobili espressioni 5ma non era un filosofo, la cui dottrina fosse da abbracciarsi,e da mettersi al confronto della peripatetica. La filosofìa diAristotile dopo d’avere sofferte molte burrasche nelle scuolelatine, singolarmente nella parigina università, godeva damolt’anni in tranquillissima calma il pieno impero della re-pubblica letteraria. Coll’averla adottata l’angelico dottoresan Tommaso nelle filosofiche sue lezioni, e chiamatala inqualche modo a compagna della sua teologia, veniva, perdir così, ad essere canonizzata, nè poteva più abbandonarsisenza incorrersi la taccia d’irreligione, e di empietà. L’au-torità d’Aristotile nelle scolastiche contese era irrefragabile e
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