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Aristotile, più adattate alle percezioni de’ sensi, e più a por-tata della comune intelligenza. Così in due partiti divisi igreci procurava ciascuno sostenere il suo decoro, e per ser-barlo più salvo fare al contrario la guerra. Quindi venuti igreci in Italia vollero colla lingua introdurre eziandio la lo-ro filosofìa. Gemisto Pletone vedendo in Firenze il nobileamore, che portava alle lettere Cosimo de’ Medici pensò adinvaghirlo della filosofìa platonica, di cui egli era zelantissi-mo sostenitore. Non durò gran fatica ad ispirare a CosimoFa fletto verso quella filosofìa, che sì sublimi idee, e sì nobilipensieri nudriva, ed essendo quel principe con ardore portatoper l’eloquenza, e per le grazie d’un leggiadro parlare restòtosto preso dall’aureo fiume della facondia platonica. Non siappagò lo zelo di Gemisto d’avere introdotta in Italia ladottrina dell’adorato Piatone, ma temendo forse, che pocostabile fosse il suo regno finché occupasse il trono un sì po-tente rivale, quale era Aristotile, pensò a'fere tutti gli sforziper atterrare la sua autorità, e levare ogni credito al suonome. Scrisse però un’opera Della differenza della filosofia dìPlatone , e di quella di Aristotile, dove non solo mette in buonlume, e con molte lodi magnifica le opinioni platoniche, mavilipende ed insulta Aristotile, ed acremente ne deride gliadoratori. Tre illustri oppositori insorsero ad impugnare leopere di Gemisto. Giorgio Scolano, più conosciuto sotto il no-me di Gennadio, fu il primo a prendere le parti d’Aristotile,e ad abbattere non tanto la dottrina di Platone, quanto loscritto del suo sostenitore Gemisto. Teodoro Gaza, e Giorgioda Trabisonda seguirono il partito aristotelico ; ma Giorgio silasciò trasportare sì amaramente contra Platone nel suo Pa~ralello di Platone e dd Aristotile , che il Cardinale Bessarione, al-tro non trovandovi che ingiurie e calunnie, tener non potè laTomo I. Zì
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