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Tomo primo
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le dottrine di Platone obbligò i suoi seguaci a rivolgere at-tentamente tutte le opere degli antichi, che potessero darequalche lume a’ punti che si volevano schiarire. Quindi co-piosa messe ne venne di filosofica erudizione, ed acquistando-si migliori lumi si volle varcare più oltre, cercando nella na-tura ciò che non si trovava ne’ libri ; nè l’autorità d’Aristoti-le messa a livello con quella degli altri filosofi servì più d’in-toppo per andare in traccia della verità. E siccome questagran rivoluzione della filosofìa prende le mosse dallo zelo diGemisto Pletone nel propagare la fama della dottrina plato-nica , e degli scritti del medesimo, e di Bessarione, e d’altrigreci ; così quest’è una vera obbligazione, che la nostra lette-ratura dèe professare alla greca. Ed ecco i due frutti che ab-biamo detto essere nati dalla venuta de’ greci nell’Italia 5 lapiù universale cognizione della lingua greca, e Tintroduzionedella filosofìa platonica .

Ma questi vantaggi procacciati dall’usare co’ greci alla lett ^ ta ||jmoderna letteratura anteriori furono alla presa di Costantino- s "re codicipoli ; e però non derivarono dalla rovina del greco impero • presa di Co-

r r . stantinopoli.

Barlaamo, Leonzio Pilato, Demetrio Gidonio, e ManueleCrisolora vennero, in Italia nel secolo decimoquarto, e nelmedesimo era andato in Grecia il medico Pietro d’Abano.

Sul cominciare del decimoquinto, oltre la venuta dell’impera-dore, e d’altri suoi nazionali, che gli facevano corte, v’erauna tale affluenza de 1 greci in Italia, che solo Palla Strozzinel suo esilio di Padova due ne teneva a domestici per sol-levare coll’originale lettura de’ greci libri il tedio dell’esilio.

Allora pure molt’italiani portaronsi in Grecia 5 e il Filelfo,l’Aurispa, e il Guarini, come abbiamo di sopra veduto, tras-ferirono all’Italia le ricchezze del greco sapere : nè potrà ne-garsi, che ancora le greche lettere non abbiano ricevuto ugua-