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Tomo primo
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le onore neirOccidente dalle scuole di questi, e di Vittorinofeltrense, e d’altri italiani, che da quelle degli stessi greci .Gemisto Pletone, introduttore, come abbiam detto, della pla-tonica filosofia, non venne nell’Italia che pel concilio di Fi-renze, e nimico ch’egli era, e disprezzator de’ latini tornos-sene tosto in Grecia, nè più potè indursi a metter piede inqueste contrade. Il Cardinale Bessarione, e la maggior partede’ greci, che giovarono alla moderna letteratura, si fecero co-noscere in quel famoso concilio, e molto prima della cadutadi Costantinopoli avevano già fissato presso i latini il lorodomicilio . L’uso, che in detto concilio fecero vantaggiosamen-te i padri latini dell’intelligenza della greca lingua, e dellalettura de’ greci codici, fa ben vedere che ancora nella sacraerudizione, che pur era la favorita da que’ nazionali, pote-vano i latini farla da maestri co’ greci, ed erano lor supe-riori nella cognizione degli stessi lor libri. Sicché io non ve-do che gran vantaggio abbiano ricavato le nostre lettere dal-la distruzione di quell’impero, nè so intendere come sia in-valso ne’ letterati il pregiudizio di fissare nella presa di Co-stantinopoli l’epoca del risorgimento della moderna letteratura •Noi abbiamo finora ristretto all’Italia il rinascimento del-le lettere, perchè ad essa infatti si deve un’epoca sì gloriosa :or daremo uno sguardo su le altre nazioni, e vedremo glisforzi, che tutte facevano per levarsi dalla barbarie, e per se-guire , benché con passi disuguali, le pedate dell’Italia. LaColturadei-Germania profittò della sua vicinanza per entrare anch’essane’ campi dell’amena letteratura. Il Petrarca, il glorioso pa-dre della moderna coltura, il condottiero de’ letterati poste-riori, non fu meno stimato nella Germania che nell’Italiastessa. L’imperadore e l’imperadrice, i vescovi, ed i più rag-guardevoli personaggi si fecero un pregio di rispettare il sa-