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Tomo primo
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lezione. L’intima familiarità, di cui egli onorava i Querni, iBottoni, i Gazoldi, ed altri poetastri anziché poeti; l’ardo-re , con cui cercava il poco dilicato piacere di sentire le piùtriviali comiche compagnie, che con molte spese faceva ve-nire da Siena, avviliva in gran parte gli onori, di cui eraliberale co’ meritevoli letterati, e la lode, che recare potessea’ buoni poeti l’essere alla sua corte invitati : gli Orazj, e iYirgilj poco potevano prezzare quelle distinzioni, che li met-tevano al pari de’ Bavj, e de’ Mevj. Un altro cattivo effet-to riporta il Giovio (a) della condotta di Leone .neli’usareco’ letterati; poiché dice, che grandemente si compiaceva ditrattare persone, di cui prendersi giuoco, e che molti, lodan-doli, premiandoli, e lor persuadendo cose maravigliose, nesoleva rendere da stolidi ch’eran prima i più scimuniti e ri-dicoli uomini al mondo . Il Tiraboschi dopo il magnifico eben dovuto elogio, che tributa alla munificenza di Leone ver-so le lettere, non può dissimulare ( b) due altri danni, cheda essa derivarono; l’avvilimento cioè, a cui venne la dignitàpontificia al vedere il papa intervenire a commedie, e dilet-tarsi in ischerzi non dicevoli a tanta dignità, e l’abbandonodelle gravi scienze, nato dal vedere il capo della chiesa tuttorivolto alla poesia ed a’ piacevoli studj. Sicché lo stesso fa-vore di Leone verso i letterati fa molto diminuire la di luigloria, non solo considerato come pontefice , ma guardato an-cora sotto l’aspetto di mecenate. Mentre in quel medesimosecolo molti principi aveva l’Italia saggi, e zelanti protettoridelle lettere , senzachè incorressero ne’ difetti, che vengonoripresi in Leone.

(a) In Vit . Leon.

(b) Tomo vii, part. I.