ramo della letteratura. Le opere del Patrizi sì ben accoltoin Ferrara aprirono l’adito alla nuova filosofìa; il tedescoZeiglero, invitato dal Cardinal Ippolito d’Este a venire in quel-la città, diede gran moto agli studj astronomici nell’Italia; eil libro di Celio Caleagnini per provare il moto della terrafu una delle voci più ardite, che a quel tempo si levasseroad annunziare l’imminente rivoluzione del vero sistema dell’universo. Quanto incremento ed onore non ricevè la medi-cina dal Brassavola, dal Canani, dal Maliardi, e da più al-tri rinomati medici ferraresi ? II celebre Amato Lusitano con-sigliava di portarsi a Ferrara chiunque giusta e vera cogni-zione desiderasse acquistare della botanica e della medicina .Gli Strozzi, il Caleagnini, il Ricci, e parecchi altri dannosaggi dell’eloquenza, che coltivavasi in quella università, efanno vedere quanto ogni sorta di erudizione fosse ivi fiori-ta . Ma per venire particolarmente a quell’arte, che più d’o-gni altra allor tenevasi in pregio, e che singolarmente gode-va il favore e la munificenza di Leone, facil cosa è vedere,che più deve la poesia alla corte degli Estensi, che non allatanto celebrata prodigalità di Leone. La poesia latina domi-nava in Roma a que’ tempi, 'e centinaja di poeti latini sisentivano in quelle famose assemblee dilettare alle volte, espesso stordire le colte orecchie romane. Ma il Sannazzaroed il Fracastoro, i due più illustri poeti di quell’età, nonimpararono l’eleganza de’ versi latini dalle accademie delVaticano; nè il Castiglione, bramoso di godere una colta ederudita compagnia, pensò a procacciarsela in Roma , ma por-tossi bensì ad Urbino . II Flaminio appena si fermò in Romapoco tempo negli anni suoi giovanili, e di quel tempo pro-fittò per passare a Napoli ad imparare dal Sannazzaro il buon-gusto della poesia. Il Vida solo può dirsi il poeta latino del-
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