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blica luce le poesie del Villegas sepolte fin allora neii’obblio,e diede alla Spagna l’onore d’un poeta latino, che potesse sta-re a fronte de’ celebrati italiani: e molti spagnuoli, e stra-nieri eziandio lodarono i poetici componimenti del ValenzanoFalcò. In questi anni monsignor Durini, allora nunzio in Po-lonia, ed or cardinale, pubblicò con magnifici elogi le latinepoesie del polacco Simone Simonide, che fiorì verso la finedel secolo decimosesto. E questi si possono dire i soli poetilatini, che abbiano prodotti tutte le nazioni europee fuori d’I-talia, benché parecchi ne vanti ciascuna de’ suoi non moltomeritevoli di questo nome . L’Italia giunse nella coltura ditale studio a più felice riuscimento. Ma l’Italia stessa, benchétroppo feconda di poeti latini , quanto pochi ne può contarefuori del Pontano, del Sannazzaro, del Fracastoro, del Castiglio-ne , del Navagero , del Vida, del Cotta, e del Flaminio, che sie-no pervenuti all’onore di farsi leggere da’ posteri avidi diacquistare la medesima gloria di poetar latino? Più lieta for-tuna godè in quel secolo la.volgare poesia, la quale in mol-te sue parti fu ridotta a sì alto grado di perfezione, che nonhanno potuto le fatiche de’ posteri illuminati levarla più al-to. Camoens, Ariosto, ed il Tasso sono gli Omeri ed i Vir-gilj della moderna poesia; nè Milton, nè Voltaire, nè Klop-stok, nè verun altro di quanti hanno di poi coltivata l’epicanon è giunto a pareggiare que’ maestri, che sì nobilmente lafecero cantare nel secolo decimosesto. La drammatica ebbepure molti seguaci a quel tempo nell’Italia e nella Spagna,dove sembravano per allora ristretti i suoi confini; poiché lefarse, che si vedevano nelle chiese e nelle strade di Francia,non meritano di essere fra’ poemi drammatici annoverate; egl’inglesi drammatici Jonson, Shakespear, e Fletcher deb-bono rimettersi al principio del secolo susseguente, quando