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con maggiore applauso si fecero sentire sul teatro. Ma co-mechè lode non picciola sia dovuta a que’ grandi uomini,i quali per levare dal teatro le assurde e ridicole buffo-nerie che l’occupavano, vollero richiamarvi il greco gusto,e formare su i greci esemplari i drammatici loro componi-menti-, pur nondimeno nè le tragedie del Trissino, del Ru-cellai, del Giraldi, del Viruès, del Bermudez, nè le comme-die dell’Ariosto, nè verun altro scritto tragico o comico de’poeti italiani, o spagnuoli non ottennero quella forza d’affet-to, quell’energia di espressione, quelle doti teatrali, che ren-dono pregievoli tali lavori. L’attaccamento agli antichi mae-stri li fece bensì regolari ed ordinati, ma non li liberò dallafreddezza , e dalla lentezza dell’anione, che or ne rendonostucchevole la lettura, e che affatto intollerabile ne rende-rebbero la rappresentazione. Più fortunato successo ottennela drammatica pastorale; ed è ben da stupire, che mentre sìfredde ed aride tragedie sentivansi ne’ teatri, si producesserodue pastorali sì piene di calore e di affetti, e scritte con tan-ta grazia e leggiadria, come TAminta dal Tasso, e il PastorFido del Guarini. La satira nè anche nelle mani dell’Ario-sto non divenne sì piccante come ad un tale componimentosi conveniva, e come aspettare dovevasi da un tale autore.Nè io posso pienamente lodare il merito, che si fece in quelsecolo l’egloga, tuttoché gl’italiani innalzino fino alle stellela poesia del Sannazzaro, che ha poco del buccolico, e glispagnuoli vantino l’egloghe di Garcilasso , alquanto ancora amio giudizio dure e disadorne. Più felici mi sembrano l’Ala-manni, ed il Rucellai nel richiamare la poesia didascalica aquell’onore, a cui l’aveva levata il gran Virgilio. La poesialirica fu seguirà da molti poeti, o a dir meglio da tutti; nèv’era sì miserabile saccentello in Italia, che non buttasse fuori