Band 
Tomo primo
Seite
388
JPEG-Download
 

38S

una canzone o un sonetto . Ma in tanta turba di verseggia-tori quanto pochi son quelli, che meritino il nome di poeti ?Angelo di Costanzo, il Casa, ed alcuni pochi italiani; ilLeon, il Villegas, gli Argensoli, e qualch’altro spagnuolosono i lirici di quel secolo, che si possono leggere con qual-che profitto ancora nel nostro. Da tutto ciò che si è dettofinora credo potersi ragionevolmente didurre, che lo statodella poesia nel secolo decimosesto era bensì fioritissimo, nonperò in guisa che in tutti i suoi rami prender si possano amodelli i componimenti di quell’età.ìin g U ue k° studio delle lingue, e l’eleganza dello scrivere occu-pava l’attenzione della maggior parte de’ letterati di queltempo; e/pochi v’erano infatti, che non avessero qualche no-tizia dellavhngua greca ; ed una tale purità ed eleganza sivenne ad ottenere della/latina, che dopo il secolo d’Augustonon sarà stato mai tempo, in cui sì generalmente si scrives-se con coltura e con pulitezza la lingua de’ romani. Ma perciò che risguarda i volgari idiomi non era sì universale lostudio, nè tutte le nazioni nello stabilimento del proprio lin-guaggio riuscirono con pari felicità,. 11 Condillac nel Corsodegli scudj (a) dice, che i dotti da per tutto fuori d’Italiadisprezzavano affatto la patria lingua, che chiamavano barba-ra, e che sola la Francia ebbe alcuni poeti assai cattivi. Ve-ro è, che la Francia non conobbe in quel secolo che unMarot, un Ronsard , ed alcuni più tristi poetile che general-mente tutti gli scrittori francesi in verso ed in prosa non pre-sentarono che uno stile informe e disadorno, ed un linguag-gio rozzo ed incolto, or, già antiquato , e che soffrire non/'possono le dilicate orecchie, non solo de’ francesi, ma neppu-