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re degli stranieri: le glorie della lingua francese nella poesiaed in ogni maniera di eloquenza erano riserbate al secolosusseguente. Ma non è vero altresì, che tutte l’altre nazionipiù che emole della coltura deiritalia in questa parte fosserocompagne della rozzezza della Francia. L’Inghilterra, che altempo medesimo della Francia produsse i valenti scrittori , chediedero splendore al patrio idioma , cominciò già alla fine diquel secolo a dirozzare la volgare favella , e i poeti, che al-lor fiorirono 5 hanno conservata presso i posteri l’acquistata ri-putazione, di cui i francesi decaddero. Ma la Spagna parti-colarmente smentisse la decisione del Condillac, poiché ilGarcilasso, il Leon, l’Oliva, il Granata, gli Argensoli, ilZurita, il Morales, il Saavedra, il Cervantes, e nobile schie-ra d’altri chiari scrittori sorsero in quel secolo ad illustrarein verso ed in prosa la lingua, la quale dagli scritti di que’tempi ha ricevuta la sua bellezza e la sua dignità . L’Italiae la Spagna erano fra loro legate con molte relazioni politi-che, e molto era familiare ed intrinseco il commercio, in cuisi tenevano unite mutuamente le due nazioni. L’indole stessadella lingua spagnuola, la frase e il periodo meglio di nes-sun’altra coll’italiana confassi. Ond’è, che particolare somi-glianza regnava fa la letteratura dell’una e dell’altra nazio-ne, mentre e italiani e spagnuoli Pianeggiavano con mae-stria le lingue morte, ed adoperavano con uguale felicità lapatria favella . Il linguaggio degli autori del secolo decimo-sesto nelle altre nazioni è già antiquato, e passato in disuso:i moderni francesi, alemanni, ed inglesi vergognerebbonsi discrivere presentemente come allora scrissero i più lodati auto-ri; gl’italiani e gli spagnuoli rispettano ancora come i verimodelli i loro scrittori di quel tempo. Per l’altre nazioni ilsecolo decimosesto è riputato ancora rozzo e mezzo barbaro: