I
Filosofìa .
396
pernico, il cui sublime ardiménto di cambiare tutta la fac-cia dell’universo potrà sembrar superiore alia grande impre-sa di dare le vere leggi del suo sistema } e ci si presenteràun Ticone, il quale levata l’astronomia pratica dallo statod’infanzia, che impediva i progressi della teorica, fece ad essatali vantaggi, che appena un Galileo, e un Cassini possonovantarne gli eguali. Frutto fu de’ lumi astronomici di quelsecolo la correzione gregoriana. Allora il Tartaglia creò laballistica : dalle fatiche di Guid’Ubaldo, e dello Stevin nac-que la meccanica } dal Maurolico, e dal Porta ricevè l’otticamolti lumi} da Alberto Durer, da Pietro di Borgo San-Se-polcro, da Daniele Barbaro , e da altri autori di que’ tempiebbe il suo principio, e molti incrementi la prospettiva. Tut-toché grandi sieno e sublimi le matematiche teorie, pur non-dimeno non è tanto utile la geometria per le verità che di-mostra , quanto per l’ordine e per l’esattezza, a cui costringel’animo che la coltiva} e si può dire , che lo spirito geome-trico nato da tale studio è più importante che la stessa geo-metria. Infatti la giustezza di pensare, la precisione delleidee, e la severità del metodo , che si è introdotta in tuttele scienze, è nata dalla maggiore universalità di coltivare lematematiche . Quindi spuntar si vide la chiara aurora} cheannunziava il giorno felice, che comparve nel secolo susse-guente .
La filosofìa non fece piccolo avanzamento col tralasciareil calcato sentiero della scolastica barbarie , e col purgare leperipatetiche dottrine dalle scipitezze, di cui erano state pertanto tempo imbrattate . Ma Giacomo Fabro, e Pietro Ra-mo andarono più oltre, e non affaccendosi a seguire unavia, che tanto aveva menati lontano i filosofi dalla propostamera, diedersi a declamare contra la dottrina d’Àris-totile con