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Tomo primo
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412,

Spagna .

sopra i dialoghi del Galileo, sopra le opere del Redi, edel Magalotti, e sopra tant’altri scritti filosofici del seco-lo susseguente. Se poi molti scrittori uno stile abbracciaro-no gonfio e ripieno di sottigliezze non pretenderò già difare Fapologia de’ loro difetti, ma dirò bensì, che mettendoal confronto il languore e la lentezza degli scritti, che ave-vano preceduto quel tempo detto di depravazione e di cor-rompimento , si troveranno men rei, o almen più scusabilique’ maiavventurati autori , che per fuggire una via di scri-vere cotanto fastidiosa saltarono in altra più storta , che li me-nò al precipizio, facendo vedere, che non basta il volere schi-vare i difetti quando si manca della necessaria dottrina , eche la fuga d’un vizio, se non è guidata dalFarte , come dis-se Orazio, mena ad altri forse peggiori. La poesia stessa , laquale pure ha più giusta ragione di lamentarsi di quel seco-lo, vanta fin dal principio il Chiabrera introduttore dello sti-le pindarico ne’ lirici componimenti, e il Tassoni inventored’una nuova foggia di poemi ; e alquanto di poi conta il Re-di, il Magalotti, il Filicaja, il Guidi, e molt’altri, i qualivennero a consolarla in qualche modo de’ danni, che dal nuo-vo stile del Marini, dell’Achillini, e del Pretti avea solferti.

Più ragione ha la Spagna di chiamarsi scontenta del se-colo decimosettimo ^ perciocché vide introdotta nella sua let-teratura la medesima depravazione , che si sentì nell’Italia , enon vi trovò i medesimi compensi. Il Boscan, il Leon, Gar-cilasso nel principio del secolo precedente avevano fatto can-tare la poesia spagn.uola in uno stile elegante e nobile , qua-le non si era ancora sentito in bocca del Mena, e degli an-teriori poeti. In quel grado d’onore si tenne per tutto il se-colo fino al principio dell’altro, quando si udirono gli ultimiaccenti degli Argensola, del Villegas, e di que’ pochi, che