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„ l’essere bandito da me stesso; e Silvia è io stesso: esser„ bandito da lei è Tesserlo io da me stesso. Un mortai bando ?„ Che lume è lume, se Silvia non è veduta ? che gioja è„ gioja , se Silvia non è presente „ ? E seguita a declamarecon tale gergo di concetti, che di più non avrebbe fatto ilCalderon. Dove è da riflettersi, che questo è un passo segna-to dal Pope come di pregio singolare, ciò che può dare aconoscere quale sia il gusto del teatro in Inghilterra non so-lo ne’ poeti, che compongono le tragedie, ma eziandio ne’più delicati critici, ch’entrano a giudicare del loro merito.continua- Ma se questi vizj si trovano essere comuni al teatro delle
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due nazioni, ne sono però più altri, che tutti appartengonoall’inglese senza che ne partecipi lo" spagnuolo. La dissolu-tezza e le oscenità rare volte si sentono nel teatro spagnuo-lo: esse però continuamente risuonano nell’inglese senza offe-sa delle colte persone, e con diletto e con applauso del po-polo spettatore. Il Rowe, scrittore della vita del Shakespear,stima la Tempesta , commedia di questo poeta, tanto perfetta nelsuo genere, quanto qualunque altra cosa che abbiamo noi del me-desimo ; e questa pure tosto comincia colle indecenti paroledi vvhoreson , col dire, che la nave era as leaky as un unstan-ched vvench, e con altre espressioni cotanto oscene, che ar-rossirei di profferirle in lingua più comunemente intesa , anco-ra per biasimarle. Ruffiani, meretrici, birri, ladri, banditi,dissoluti d’ogni sorta sono i soggetti, che troppo di soventeoccupano la scena inglese, e con troppa sfacciatezza ed in-decenza rappresentano al naturale il vergognoso loro caratte-re . La libertà d’una impudente satira non ha potuto trovarericetto, fuorché nel teatro di quella nazione, che tanto vantala libertà di scrivere e di parlare a capriccio. QuelTAriele,e quegli spiriti aerei, di cui fa tanto uso il Shakespear, do-