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cevoli, ed alcuni caratteri ben pensati, pure l’irregolarità, ildisordine, la inverosimiglianza, e soprattutto ì’àffettazione,la ricercatezza, l’ampollosità dello stile ogni pregio guastaro-no, e quanto allora fecero gustare a tutte le nazioni i dram-mi spagnuoli, tanto or li rendono insoffrìbili alle persone difino gusto. Gfinglesi senza veruna notizia dell’antico si for-marono un teatro al loro genio, dove tratti sublimi accoppia-ti si vedono colle più vili bassezze. Venne finalmente il granCorneille, ed il languore degl’italiani animando, e correggen-do l’intemperanza delle fantasie spagnuole seppe unire il ca-lore e la vivacità dell’azione con una sensata e regolarecondotta, e la sublimità dello stile, e l’elevatezza de’pen-sieri colla forza e col calor degli affetti, e formò un nuovoteatro niente inferiore a quello de’greci. Restava nondime-no nelle tragedie del gran Corneille qualche vestigio dellagonfiezza degli spagnuoli, su cui si era formato ; ma per buo-na sorte del moderno teatro venne dietro di lui GiovanniRacine, e studiandosi di seguire senza servile imitazione igreci esemplari sbandì dalle scene ogni avanzo d’affettazione,e vi apportò uno stile altrettanto semplice e naturale, quantomaestoso e sublime. Le più lavorate commedie del Corneil-le non furono che leggieri saggi del gusto comico, che dove-va introdursi nel teatro moderno: venne a tal uopo il Mo-liere, e colle sue più celebrate opere vi diede felicementel’ultima mano. In questa guisa nel secolo decimosettimo colmezzo di Corneille, di Racine e di Moliere si diede al mo-derno teatro nobile forma, e glorioso stabilimento. Grandefu certamente il vantaggio, che recò all’umana ragione ilcambiamento del teatro, eretto in pubblica scuola di politi-ca, di eloquenza, di buon senso, e di dritto pensare: Cor-neille , Racine e Moliere divennero maestri di tutta l’Euro-Tomo 1. i i i