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Tomo primo
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dii mie a,

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Castelli, il Mariotte, il Guglieltnini condussero a compimen-to ciò, che il Galileo non aveva fatto che incominciare. AlTorricelli si deve la notizia del peso dell’aria e della suamisura, e quindi una nuova fisica. Il barometro, il termo-metro, la bilancia idrostatica, ed altri stromenti alla cogni-zione della idrostatica e della meccanica spettanti inventatinella Toscana diedero principio alla fisica sperimentale, chericevè in Germania gloriosi incrementi dalle macchine e dall’ingegnosa industria di Otone Guerrick, che ridotta fu a mag-giore perfezione in Inghilterra dai Boyle, e in Francia dalPoiiniere, e che poi finalmente colle vigilie e collo studio de’filosofi più illustri di tutte l’altre nazioni è venuta a quellaesattezza, in cui la vediamo presentemente. Cartesio, Uge-nio, Gregory, ed altri rinomati geometri con assidue medi-tazioni, e con attente sperienze coltivarono Tornea, la qualefu portata in nobile trionfo dal Newton. Telescopj, micro-scopj, ed ogni sorta di stromenti diottrici, e catottrici si vi-dero allora presentare in nuovi aspetti i più sorprendenti fe-nomeni della natura.

Se i telescopj, come abbiamo di sopra veduto, furono digran soccorso alTastronomia, altrettanto ajuto recarono i mi-croscopj alla chimica, alla botanica, e a tutta la storia natu-rale. Tutti questi studj profittando del vantaggio degli stromen-ti e de’ lumi filosofici di quel tempo, fecero tanti progressi,che allora soltanto sembrarono levati al ruolo di vere scien-ze, mentre prima erano ridotti meramente ad alcune pocheosservazioni unite a molti errori , e ad erudite grammaticaliricerche. Paracelso aveva appena fatto conoscere la chimica ,la quale se non avesse ottenuti maggiori progressi dalle vigi-lie de’ posteriori filosofi sarebbe rimasta nel numero degliinutili e vani studj. Vanheimont e Glauber furono I primi