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minciò Giovanni Bauhin sotto la scorta e la compagnia delGesner a valicare le cime delPAlpi, ed a fare disastrosi viag-gi in traccia delle care sue piante, e dopo cinquantadue an-ni di viaggi, di fatiche, di esami, e di studj compose lagrand’opera della Storia delle piante , pubblicata nel iójo, ilcui Prodromo fino dal 1619 era venuto alla luce: opera, cui( dice l’Aller (a) ) non aliud novi comparabile 5 opera ( dice ilBoerhaave (b) ) ubi habetur quidquid potest expectari de plantis 3et earum a veteribus auctoribus descriptis virtudbus, adeo ut sintpandectae botanicae , et nemo eo libro care re- possiti, opera, cheancora dopo l’esatte e minute ricerche de’ moderni meritaonorevole e distinto luogo nelle biblioteche de’ botanici. Do-po la morte di Giovanni Bauhin, e di Gaspero insigne bo-tanico quasi pari a Giovanni, aveva alquanto languito quel-lo studio ; ma dopo la metà di quel secolo riprese nuovo ca-lore, ed ebbe nuovi incrementi. Dall’analisi chimica dellepiante si credeva potersi ricavare più sicura cognizione delleloro virtù ; e il Dodart scrisse allora memorie per servire allastoria delle piante, che in detta analisi in gran parte si fon-dano. Il Morison, l’Erman, il Grew, gli autori dell 'Orto Ma-labarico , e varj altri, che più cura si presero d’ordinar^ inclassi le piante, e di darne ben distinte, e ben disegnatefigure, agevolarono di molto, e rimisero in onore lo studiobotanico. Più avanti portossi il Rai, il quale di moltissimenuove piante arricchì la botanica, e con nuovi metodi l’illu-strò. Sorse finalmente il Tournefort, e colle sue fatiche, co’viaggi, coll’industria, collo studio, e coll’erudizione meritòl’onore di essere il legislatore della botanica, e di metterlain vero sistema.
(a) In notis ad Boerh. ibid.
(b) Ibid.