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Tomo primo
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zare potesse l’umano intelletto nella ricerca del vero, e neltrattare acconciamente le filosofiche questioni. Portaronsi inbreve fino all’eccesso questi studj intellettuali, e metafisici :il troppo amore di essi precipitò il cartesiano Spinosa nell’empio errore del panteismo : lo spirito d’irreligione, che daper tutto si vede negli scritti del Baile da vaghezza mosse del-le metafisiche sottigliezze, che tanto gli erano care; e parec-chi altri volendo comparire sottili speculatori, e sublimifilosofi miglior partito non seppero prendere che di combatterecontro le verità più rispettabili e sacrosante della cristiana re-ligione. Ma altri però più sani filosofi servendosi de’ lumi,che quello studio ben inteso lor presentava, sortirono in cam-po a sostenere gloriosamente le combattute verità; ed Aba-die, Cudwoorth, Leibnitz, Clarke, e molt’altri coll’armi stes-se della metafisica vigorosamente difesero la religione da’ fal-si filosofi attaccata ; potendosi dire della metafisica, come del-la lancia d’Achille disse Omero, che guarì le piaghe ch’ellastessa avea fatte. Dalle profonde speculazioni e dallo spiritofilosofico di quel secolo nacque una nuova scienza del drittoe della morale. Le opere del Grozio, dell’Hobbes, del Sel-deno, del Puffendorf, del Barbeyrac, e dei Cumberland apri-rono nuovi campi allo studio dell’equità, della politica, edella morale : il dritto romano non trovò allora molti illu-stratori; ma coltivaronsi in vece il dritto naturale, e quellodelle genti, e in ogni modo si accrebbero i lumi della veragiurisprudenza.

A ben conoscere i meriti letterarj del secolo decimosetti-sci 8 nzesa<*e.mo resta finalmente da vedere come fossero allor trattati glistudj ecclesiastici. Ma io trovo fin dal principio un Petavio,che credo potersi a ragione chiamare il Newton delle teolo-gia, avendo egli sì dirittamente battute le vie che menano

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