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derlo benemerito della cattolica religione, e della buona teo-logia? Non parlerò del papa Gelasio, anch’esso africano, escrittore ecclesiastico di gran nome* non di Giuliano Pome-rio nativo della Mauritania, benché passato poi nelle Gal-lie; non del diacono Ferrando, non d’altri dotti africani,che seguitavano a tenere in lustro ed onore le scuole di quel-le chiese: san Fulgenzio solo, quel santo vescovo, che tan- San Fulgento faticò e tanto scrisse per istruzione e vantaggio della suachiesa ; quel glorioso confessore, che soffrì molte vessazioni,arresti ed esilj per la costante sua professione della cattolicafede, può darci più che bastevole pruova della continuazio-l ne della buona dottrina e dell’ecclesiastica erudizione nellachiesa africana. Le opere di san Fulgenzio versanti su lagrazia e su la predestinazione, su la Trinità e su l’Incarna-zione, su la remissione de’ peccati, e su varie materie, chequasi tutti i dogmi fin allora dibattuti abbracciavano, benchénon fossero della finezza e sublimità di quelle d’Atanasio, diBasilio, di Gregorio, di Girolamo e d’Agostino, nè venisse-ro sposte con tant’eleganza e coltura, provano nondimenola vastità delle cognizioni di quel santo africano, e ci dan-no un saggio dello stato della teologia di quell’età e dalleinconcludenti obbiezioni, che facevano a’ cattolici gli aria-ni (a), e da quelle generalmente di quasi tutti gli altri ere-tici (£), e dalle questioni, che Donato, Ferrando, Regino edaltri gli proponevano or su punti ovvj e comuni, or su ar-gomenti più sottili che sodi, e che danno alle volte in fri-volità, possiamo conoscere, che la teologia seguitava bensì acoltivarsi con ardore in quella chiesa, ma che cominciavagià a decadere dalla sovrana sua maestà. Anche dopo Fui-
(a) Contro. Arianos ad decem cbject. ec. (b) Ad Thrasimundum regem Vanial.
Tomo VI. t