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brezzo di condannare que’ ch’erano morti nel seno dellachiesa, e d’offendere nella più picciola parte l’autorità delconcilio calcedonense, e dal timore d’incorrere in nuovi tor-bidi, che da’ principj di dottrina e di fede. Quest’affare pe-rò ha prodotto nondimeno tante persecuzioni, tante turbo-lenze e tanti disordini, e si può dire in qualche maniera an-che più di quanti ne aveva sofferti la chiesa per l’eresia de-gli ariani, e per qualunque altra; e l’applicazione della con-dotta di tale affare ad altra questione strepitosa di questi se-coli l’ha reso di maggiore celebrità, e ci muove a trattarlocon estensione, che sembrerà forse soverchia. I padri del con-cilio calcedonense, occupati principalmente in estirpare gli er-rori degli eutichiani, non erano entrati in particolar esamedelfopere, che da questi manifestamente si allontanavano; eperciò avendosi voluto da alcuni scacciare dal concilio Teo-doreto, amico di Nestorio, contrario di san Cirillo, encomia-tore di Teodoro mopsuesteno, e promotore della sua dottri-na , e scrittore anch’egli di proposizioni o nestoriane, o al-meno equivoche, i padri, senza pensare neppure a fare qual-che ricerca su le sue opere, si contentarono d’obbligarlo adire anatema a Nestorio; e appena da lui profferito, benchéper quanto sembra stentatamente, tale anatema, fu subito datutti applaudito, e ben accolto e confermato nel governo del-la sua chiesa (a). Iba vescovo d’Edessa avea scritta una let-tera al persiano Mari, nella quale leggermente toccando l’er-rore , che s’attribuiva a Nestorio, inculca assai più su quelloche credeva derivasse dalla dottrina di san Cirillo, ed accu-sa quel santo d’inimicizia personale, e di maneggi contro Ne-storio, e si distende in elogj di Teodoro mopsuesteno, e per-
(a) Conc. Chalc. act. vili.