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Tomo sesto & settimo.
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ricorsi degrillirici e d’altri quando passava da quelle parti,’perchè non mai si piegasse ad aderire a tal novità (a). As-sicurato pertanto Vigilio del quasi generale sentimento di tut-ta la chiesa su questa materia, geloso di conservare la pie-nezza dell’autorità del concilio, d’impedire le dissensioni eturbolenze nelle chiese, e d’opporsi alle novità, che sonosempre pregiudiziali alla religione, nè in Roma, nè in viag-gio, nè in Costantinopoli non volle per molto tempo accon-sentire a quell’anatema. Ma colla lunga dimora di Costan-tinopoli conoscendo più gli animi dell’imperadore e de’ gre-ci, e sperando che piu facilmente potrebbono ridursi a ce-dere gli occidentali che gli orientali, stimò bene d’accon-sentire anch’egli alla condanna de’ tre capitoli, e mandò alpatriarca Menna il famoso suo Giudicato , dove condannò itre capitoli, senza pregiudizio però del concilio: Salva in om-nibus reverenda synodi calcedonensis . Quanto sensibile fu il giu-bilo di Giustiniano e degli orientali per questa decisione delpapa, altrettanta fu la turbazione e lo scontento degli occi-dentali. Amari scritti, conciliaboli, tumulti e anatemi si sen-Giuikatot irono contro Vigilio, e contro il suo Giudicato', gli africanidi vigiho. p r j ma e gi’illiriei, radunati i loro concilj, si confermaro-no maggiormente nella difesa de’ tre Capitoli, condannaronoil Giudicato , e scomunicarono lo stesso papa. Il motivo, oil pretesto di tanto riscaldamento era -lo zelo per la conser-vazione dell’autorità del concilio calcedonense, che credeva-no lesa col Giudicato del papa, L’abate africano Felice, e idiaconi Rustico e Sebastiano e in iscritti e in discorsi spar-gevano, che Vigiflio aveva scritto contro il concilio, come lodisse lo stesso papa nella loro condanna (b). Facondo ermia-

(a) Fac. herm. lib. iv, cap. ili.

(b) Conc. Const. coll. Vii.