Band 
Tomo sesto & settimo.
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do stata letta nel concilio caleedonense, ed approvata da al-cuni, e da nessuno ripresa, nè condannata, non v’era moti-vo perchè pensar ora ad anatematizzarla ; e finalmente con-chiude, che pel rispetto dovuto a quel concilio ecumenicos’abbandoni su questi punti ogni ulterior controversia, nè ar-disca alcuno di scrivere, o d’insegnare, o di muovere su ta-le materia muove questioni (a). Questo Costituto di Vigilioera prudentissimo e giusto; non vuole il papa, come Facon-do ermianense (b), e come gli altri africani ed altri partigia-ni de’ tre Capitoli, difendere la dottrina di Teodoro e diTeodoreto, e la lettera d’Iba; nè s’impegna a provare, chequesta lettera sia stata formalmente approvata dal concilio ;ma ben al contrario condanna la dottrina di Teodoro e que-gli scritti di Teodoreto, o di che che siasi, che si conforma-no co’ dogmi di Nestorio; e solo vuole, che si lascino inpace le persone de’ morti, e s’abbandoni alla polvere, dovegiaceva da tanto tempo, la contrastata lettera d’Iba. Qualezelo inopportuno per cose sì poco importanti, promosse sol-tanto da chi voleva deprimere l’autorità del concilio ? Sequalcuno poteva abusare della dottrina, col condannare ladottrina, come faceva Vigilio, si rimediava questo pericolo.Che se volevasi per qualche espressione di lode d’alcun ere-tico, o di biasimo di qualche dottore ortodosso fare il pro-cesso a’ defunti scrittori, qual fine potrebbe porsi a’ Iitigj,a’ combattimenti, alle dissensioni? Se Giustiniano avesse da-to luogo a queste prudenti riflessioni, avrebbe abbandonatoil suo impegno teologico, o avrebbe almeno mandato a’ pa-dri del concilio il Costituto del papa, e lasciato alla loro pru-denza, che si regolassero liberamente come stimassero piu

(a) Vig. Consta* Cotte, coll. Labi. t. v. (b) Pro def. triurti Cap. I. il e seg.