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Tomo sesto & settimo.
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non conveniente ad alcuno de’ partiti; e per voler concilia-re l’uno e l’altro fu disapprovato da tutti e due. GioanniErigena detto Scoto, celebre per la traduzione latina delleopere allora credute di san Dionigi areopagita, entrò ancheegli in quella questione, e un libro scrisse su la predestina-zione contra Gotescalco, che indirizzò ad Incmaro remenseed a Pardulo laudunense : ma lasciandosi trasportare dal suoamore delle sottigliezze, scrisse in modo, e cadde in tali opi-nioni, che non meritò l’approvazione dello stesso Incmaro,a cui s’era diretto, e si tirò dietro gravissime impugnazionida Floro diacono di Lion e da Prudenzio vescovo di Troyes,il quale ebbe forte contrasto con Incmaro su la dottrina diGotescalco, facendo vedere la differenza de’ sentimenti dell’uno e dell’altro. Così gli errori di Gotescalco diedero ecci-tamento a’ teologi per coltivare con qualche maggior impe-gno gli studj, e meglio dilucidare le materie teologiche. Main queste pure si vide lo spirito di quel tempo, e si disputòmolto sul nome di predestinazione, se fosse, o no applica-bile a’ dannati, e se dovesse dirsi, che Dio predestina le pe-ne agli empj, o gli .empj alle pene; e que’ per altro assaidotti teologi si lasciarono trasportare dal gusto del secolo aquestioni di voce. Un’altra dìsputa mosse Incmaro remense,la quale contribuì eziandio a tener sempre più risvegliati glistudj teologici. Incmaro in un inno, che canta vasi nella chie-Questione sa, dove da alcuni dicevasi Te trina Deitas, e da altri Te

Kcmaro re- summa Deitas, volle, che nella sua diocesi dovesse assoluta-

mense •

mente tralasciarsi il trina Deitas , pretendendo, che non po-tesse senza eresia chiamarsi trina la Deità, la quale non èche una, ed è priva affatto di numero e di pluralità. Scris-se Ratramno un volume contro questa dottrina d’Incmàro,provando co’ testimoni di sant’Ilario e di sant’Agostino, che