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come dicesi Dio trino ed uno, così può ugualmente dirsi tri-na ed una Deità. Anche Gotescalco diede fuori altro scrittocontro questa sentenza d’Incmaro. Per confutare tali scritti,e sostenere il suo sentimento pubblicò Incmaro il libro Denon trina Dettate , ed accusò d’arianismo i suoi avversarj, cheardivano d’adoperare tale espressione: e sebbene l’uso costan-te della chiesa ha deciso contro l’opinione del dotto Incma-ro, ciò non toglie, che quegli scritti dall’una e dall’altra par-te non recassero qualche maggior ardore nello studio dellateologia. Il sacramento dell’eucaristia non aveva ancor oc-cupate le discussioni de’ teologi. La presenza reale del Cor- Questio-no di Cristo nell’eucaristia era nota a tutti i cattolici per ment ? <! eU ’una costante tradizione de’ concilj e de’ padri ; ma tutti par-lavano del Corpo di Cristo, nessuno aveva pensato a discu-tere se quello fosse realmente il medesimo, che nacque dal-la vergine Maria, e che patì e morì su la croce, sostenutod’ossi e di nervi, e di lineamenti di membri umani, ovverosenza di essi, senza poter fare proprj moti, nè dare segni divita (a). Pascasio Ratberto nel suo dotto trattato Del Corpoe Sangue di Cristo fu il primo, ch’entrasse a parlarne distin-tamente, e che decisamente asserisse esservi il medesimo Cor-po , che nacque da Maria, non un altro non conosciuto.
Quindi veniva la questione, se il Corpo di Cristo vi fosse infigura e mistero, o in verità 5 e Pascasio voleva, che vi fossee in figura ed in verità. All’uno ed all’altro sentimento diPascasio s’opposero Rabano Mauro e Ratramno, o Bertramoche siasi, e queste dispute occuparono per qualche tempo iteologi stessi, che pur convenivano su la reale presenza delCorpo di Cristo. A tali speculazioni, che quantunque decli-
(a) Bertramì, De Corporc et Sanguine Domini ec.
Tomo VI
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