Band 
Tomo sesto & settimo.
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nassero in troppe sottigliezze, pur erano di qualche impor-tanza, e recavano qualche lume per meglio conoscere la su-blimità del mistero deH’eucarisda, se ne univano altre basseed indecenti, dette dello stercoranismo , e ricercavasi se il Cor-po di Cristo si diffondesse nello sputo, se le spezie sacramen-tali si risolvessero in escrementi, ed altre simili questioni mo-vevansi, che poco convenivano alla sublimità del mistero.Erano poi curiose le varie opinioni de’ teologi, che temeva-no di passare per stercoranisti; mentre alcuni volevano, chetali spezie si conservassero perpetuamente ; altri che s’anni-chilassero ; altri che si convertissero in carne e sangue, nonin umori, o escrementi; e così si perdevano in vane imma-ginazioni, le quali poi ad altre ed altre questioni simili con-ducevano senza fine. Nè di queste andavano esenti i teologigreci; poiché già fino dal tempo di san Gioanni damascenosembra, che si trattassero (a), e vediamo posteriormente Ni-ceta pettorato e altri greci disapprovare la comunione in tem-po di digiuno, quasiché il Corpo di Cristo, o le spezie sa-cramentali rompessero il digiuno. Così tanto nella greca chie-sa , che voleva sempre passare per maestra delia teologia ,quanto nella francese, dove pur s’era risvegliato maggior ar-dore pe’ sacri studj, s’agitavano frivolissime questioni; e ciònon solo dagli oziosi scolari, ma dagli stessi maestri, da Pa-scasio, da Rabano, da Ratramno, da Amalario, da Eribal-do, da Guitmondo e da altri dottori gravissimi di quell’età.

Questione Altra questione non molto più importante occupò alcuni teo-Mdi a cn ? sto. logi dell’occidente. Si mise in discussione la nascita di Cristodal ventre di Maria; e non a provarne la verità, ma a ri-cercarne la maniera si rivolsero le speculazioni, e si trattò

(a) De ori. fide lih. iv, Cap. xiv.

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