Band 
Tomo sesto & settimo.
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zio e i suoi greci, come dice il papa Niccolò I, cioè, che lpreti si radessero la barba; che usassero dell’acqua de’ fiumiper la cresima; che nella pasqua offrissero su l’altare un agnel-lo unitamente al Corpo del Signore, e varie altre o false, oridicole (a)i e ciò ch’era più grave e di maggiore importan-za, pretendevano, che colla traslazione del trono imperialeda Roma a Costantinopoli vi si fosse anche trasferito il pri-mato della chiesa ; e per ciò ardiva Fozio di chiamarsi ne’suoi scritti arcivescovo e patriarca universale (b ). Sentì ilpapa grave afflizione per tanta animosità di Fozio e de’ gre-ci, e temè con ragione funeste conseguenze dalla divulgazio-ne di tali false calunnie, o insussistenti pretesti per separarsidalla chiesa romana. Quindi non solo egli stesso s’adoperòin molte guise per dissipare questa nube, ma scrisse a’vesco-vi di Francia, e gli animò a cercare- ragioni per iscioglierele opposizioni de’ greci, e fermare il torrente dell’imminentescisma (c). Allora infatri scrissero alcuni vescovi francesi con-tro questi articoli de’ greci ; e noi ancora abbiamo presente-mente gli scritti d’Enea parisiense, e del tante volte citatoRatramno. Il rispondere alle accuse di pretese alterazionidelia quaresima e del digiuno , del celibato de’ preti e d’al-tri punti di disciplina era assai facile, avendo sempre la chie-sa usata somma indulgenza, senza sforzare alcuno a seguireun costume anzi ch’un altro; e infatti Enea e Ratramnoprendono con molta indifferenza queste materie , e rimetten-dole alla fine delle lor opere, brevemente se ne distrigano,sebbene la lettura di questa parte di tali opere riesca ora pernoi più curiosa pe’ varj esempj di diversità, che vi adduco-no dell’uso delle diverse chiese in simili punti. Ma il prin-

(a) Nic. epist. ad Hincm. ixx.

(b) Ibid.

(c) Ibid.