Band 
Tomo sesto & settimo.
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credevano, che dovesse essere il pane eucaristico come so-stanziale e comune, tuttoché accidentalmente per le circo-stanze del tempo si fosse fatta la prima istituzione nell’azi-mo. Quest’era l’unica ragione della differente pratica degliuni e degli altri: tutto il resto della forza della greca paro-la api0£, delle virtù del saie e del fermento, e dell’insipi-dezza deil’azimo, le vane interpretazioni ed applicazioni de’passi della scrittura , e quanto formava il principale oggettodelle contese erano dispregievoli ciance, che solo provavanola debolezza de’ teologi di quell’età. Lo stesso in qualchemodo può dirsi deli’altre dispute, che tutte si discostavanodal lor oggetto, e divagavano in vane questioni. I latini,benché appoggiati ne’ loro usi a più sode ragioni, avevanola saviezza di considerare tali cose come pratiche di pura di-sciplina, nelle quali si può variare senza discapito della re-ligione , e tolleravano senza’ difficoltà nel lor seno i greci,che adoperavano diversamente. Ma i greci non potevano ri- Altre q Ue -guardare che come scandali ed abbominazioni l’uso deirazi- se da’ greci.mo, il digiuno del sabbato, la soppressione dell 'allduja inquaresima, il celibato de’ preti, l’anello de’ vescovi, ed altrisimili usi de’ latini, e li condannavano come eretici, e li ca-ricavano d’anatemi. Niceta aveva solamente preso di miragli azimi, il digiuno del sabbato, e il celibato; e benchéquesti punti fossero assai più gravi che le barbe de’ preti,l’anello de’ vescovi, le brache de’ monaci, Y’alleluja , e altrecose, su cui gli altri greci tanto si riscaldavano, ed egli as-sai più sodamente degli altri li sostenesse, cedè nondimenoalle istanze de’ nunzj romani, ed anatematizzò il suo opu-scolo , e tutti que’ che negassero il primato sopra tutte lechiese alla chiesa romana, o ardissero d’accusare in alcunpunto la sua fede sempre ortodossa, e si tenne poi costante-