23 8
so i teologi posteriori la maestà della soda dottrina teologi-ca, e quanto si fosse sparso l’amore de’ giuochi dialettici egramaticali anche ne’ più gravi discorsi, e negli scritti piùinteressanti. I greci però, tuttoché portati per sottigliezzad’ingegno alle argute cavillazioni, non sono andati sì avan-ti come i latini nell’abusare nelle materie teologiche de’ rag-giri sofistici, e de’ dialettici artifizj. Noi abbiamo sentitol’uso, che facevano gli scolastici scozzesi del sillogismo fal-Eerengario. lace, o di delusione. Berengario, teologo al principio dell’undecimo secolo molto stimato, si lasciò trasportare dall’a-more delle sofistiche cavillazioni ad errori nella fede catto-lica : e noi vediamo nella risposta, che fa a’ suoi scritti Lan-franco, quanto egli fosse attaccato agli argomenti sofistici,quanto si fidasse della lor forza, come ad essi soli volesseappoggiare le sue opinioni, e co’ medesimi solamente credes-se potersi provare la verità, e quanto altieramente cantassetrionfo qualora non gli si desse risposta a simili argomenta-zioni. La dialettica godeva allora nelle scuole di particolarLanfranco, considerazione. Lo stesso Lanfranco, che ne riprendeva inBerengario l’abuso e l’inopportuna applicazione alla teolo-gia, la possedeva pienissimamente; e non solo rispose a do-vere , benché suo malgrado, come dice egli stesso, a tutti iraziocinj sofistici di Berengario, ma arrivò a confonderlo ver- -gognosamente in una picciola questione, ch’egli mosse di dia-lettica, come attesta il soprannominato Guitmondo aversa-no (a). Egli altresì nella sua scuola formava dialettici sì fini- ed acuti, ch’erano il flagello degli altri presuntuosi scolasti-ci, che fastosamente si pavoneggiavano nella loro scienzadialettica, al dire di Guglielmo malmesburiense (b). Infatti
(a) De sacr. alt. lib. I.
(b) De gest. Augi. bout. 1. I.