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Tomo sesto & settimo.
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e que’ degli arabi cementatori furono tradotti in latino, epiù conosciuti, e più letti dagli occidentali. Quindi s’accreb-be l’ardore per le filosofiche argomentazioni, che più avida-mente si abbracciarono nelle scuole teologiche, e la teologiascolastica si rinvigorì sempre più, ed acquistò maggior cre-dito ed autorità, ed allora può dirsi, che si stabilì realmen-

Abuso dei- te il regno della scolastica teologia. Ciò non ostante quel

la dialettica ® ^ ®

neua teoio- metodo di teologizzare trovò presso i più stimati dottori nonpochi contrarj, a’ quali molto doleva, che l’uso delle argu-zie dialettiche nella teologica dignità producesse in molti scrit-tori errori ereticali, o almeno improprie espressioni. Infattibuona parte dell’eresie di que’ secoli vengono dal teologicoperipatetismo, che adoperavasi nelle scuole. Berengario dalledialettiche sottigliezze cadde negli errori di fede (a). Rosee-lino, infatuato nella dottrina degli universali, applicando lelogicali sue opinioni alle cose divine, venne in sospetto ditriteita (è). Il famoso Abaelardo, sì portato, come abbiamodetto, per le dialettiche argumentazioni, si avanzò ad espres-sioni su la Trinità, su Tlncarnazione, su la grazia, e su al-tre materie teologiche, che posson sembrare, e che sono in-fatti sembrate a molti ereticali, e che sono certamente mol-to improprie, e suscettibili di sensi eterodossi, e meritevoli dicondanna. Arnaldo di Brescia uscì dalla scuola dialettica diAbaelardo per infestar poi l’Italia e la Germania colle sueeresie. Almanco discepolo dello stesso Abaelardo, e Davidedi Dinant, amendue estremamente attaccati a’ filosofici ragio-namenti nelle loro lezioni di teologia, s’ingolfarono in erro-ri, che si meritarono l’anatema d’un concilio di Parigi. Per-ciò Lanfranco si sdegna contro Berengario e contro que’ teo-

fa) Sigeb. Gemblac. DeScr.eccl. (b) Anselm. De fide , sive de Incarti, ec. cap. I.