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Tomo sesto & settimo.
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no che si fosse chiaramente annunziata ne’ vangelj la divi-nità di Gesù Cristo 4 e Pietro con molta diligenza ed erudi-zione raccoglie tutti i passi de’ vangelj, ove Gesù Cristo sichiama Dio, o si attribuisce delle qualità, che a solo Dioappartengono (a). Volle egli atterrare l’eresia de’ petrobusia-ni, che, sparsa per vent’anni da Pietro de Bruis, da Enricoe da altri, ognor più prendeva radici, e raffermò la veritàdi tutti i libri canonici della scrittura, che quegli eretici con-trastavano ; e radunò, e mise in vista i principali e più de-testabili errori, ch’essi disseminavano, e li combattè con ar-gomenti sodi, e veramente teologici, e con robusta e copiosaeloquenza (b ). Il suo zelo lo mosse a confutare gli ebrei, emise in ridicolo le loro favole talmudiche, e con molta dot-trina provò la divinità di Gesù Cristo, e lo fece vedere co-me il vero Messia annunziato nelle scritture (c). Anche aimaomedani volle egli comunicare i lumi del teologico suosapere, come poscia diremo più lungamente. E così in varieguise si mostrò Pietro venerabile, quale era realmente, unprofondo e zelante teologo . Dove è da osservare quale dif-ferenza si trovi fra l’ampia e distesa trattazione de’ dogmicattolici di Bernardo e di Pietro, e la secca e ristretta de-gli scolastici, quanto più tocchino il cuore, e persuadanol’intelletto il torrente delle accumulate ragioni, e delle te-stimonianze delle scritture e de’ padri, la cultura dello sti-le, e la libera e copiosa eloquenza, che non le dialetticheargomentazioni, i testimonj d’Aristotele e de’ suoi cemen-tatori, e le rozze e barbare voci degli scolastici. Al tempo

(a) Cantra eos, qui dicunt Christum nunquam se in Evang. aperte Deum dixìsse .

(b) Adv. petrobus. haeret.

(c) Contra Judaeos .

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