Band 
Tomo sesto & settimo.
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275
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quando vidersi comparirè alla fine dì quel secolo l’eresie diWiklefo, ed al principio dell’altro quelle di Giovanni Us, e 1del suo seguace Girolamo di Praga, corredate di teologicaerudizione, ed illustrate con dotti e sottili scritti5 quando do-vettero chiamarsi a serio e pubblico esame le differenze didottrina de’ greci e de’ latini; quando in poco tempo tre ge-nerali concilj si celebrarono, e la legittimità del sommo pon-tefice, la riforma della chiesa, l’estirpazione di quelferesie,e l’unione della chiesa greca colla latina si trattarono col piùsolenne apparato, allora i teologi cominciarono a conoscerel’inutilità de’ loro studj, e lasciando alle scuole le questionidialettiche, si rivolsero alla scrittura ed alla tradizione, e inesse, non nelle loro fantasie, ricercarono la decisione deliequestioni, e le pruove della verità. Allora unitesi tosto inLondra un concilio, esaminò attentamente la dottrina del nuo-vo eresiarca Wiklefo, e ne condannò diciorto errori, e nonsolo con decreti e con anatemi, ma con ecclesiastica erudi-zione , e con argomenti teologici volle combatterli. Ad istan-za dell’arcivescovo di Cantorberì, e di tutto il clero anglica-no il dotto Guglielmo Wideford, autore d’altre opere ìnte-wideford.ressanti per le circostanze allora occorrenti della chiesa, scris-se quella piena confutazione, che abbiamo alle stampe, ditutti i diciotto articoli condannati nel sinodo, ove benchénon ancora potesse mostrare, gran possesso di critica, nè col-tura ed eleganza di lingua, seppe però abbandonare le sotti-gliezze scolastiche, e sporre opportunamente copia di testimo-ne de’ concilj e de padri, distrusse con forza e sodezza quanteragioni addotte aveva Wiklefo per appoggiare la sua dottri-na, e produsse un’opera superiore al suo secolo. Com’un por-tento dovrà riguardarsi nel principio del secolo decimoquintola vasta opera di Tommaso Waldense contro i wikìefisti, e W ai° d ™n S a e s °