Band 
Tomo sesto & settimo.
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tificia, meritava forse qualche compatimento in que’ tempidi divisioni e di scismi, quando da per tutto vecicvansi verio falsi pontefici, or dominati dall’ambizione, ed involti in ver-gognosi raggiri, ora ridotti alia miseria ed airavvilimento,or detronati, e puniti come intrusi ed usurpatori, e che piùparevano occupati in distruggere che in edificare la chiesa.Pur troppo i disordini introdottisi nella corte romana, nel pa-pa stesso, e in tutto lo stato ecclesiastico movevano il giu-sto zelo de’ più illuminati scrittori di que 1 tempi, e gii ecci-tavano a procurarne cogli scritti e colle declamazioni la con-veniente riforma. Lo stesso cardinale Pietro d’Ailly era suquesti punti in gran parte degli stessi sentimenti del Gerso-ne; ed il medesimo, Fora lodato Clemanges, Paolo anglico,ed altri parecchj contemporanei del Gerson mettevano in vi-sta il fasto, l’ambizione, l’avarizia, e gli abusi dell’autoritàe del potere spirituale e temporale del papa e del clero, edomandavano ad alta voce una severa riforma di tutta lachiesa. Perfino il pio e dotto cardinale Giuliano Cesarmi, in-alzando okremodo l’autorità del concilio deprimeva l’emi-nenza della prima sede, come dice il papa Pio II (a ). Qualmaraviglia dunque, che il rispettabile Gerson avesse difficol-tà d’accordare al papa una superiorità, di cui non sapevache temerne gli abusi! » E ci stupiremo, dice il Zaccaria tati-» to zelante dell’autorità pontificia , se alcuni autori in tem-» pi di tanto tumulto vivuti meno convenevolmente abbiano» scritto del romano pontefice (b) » ? Ma qual differenza dal-la condotta di questi teologi, che mentre ardentemente bra-mavano la correzione d’alcuni abusi della podestà pontificia,e d’alcuni disordini degli usi, e de’ ministri ecclesiastici, ne

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(a) Ad Rea. et Uniy evi. (b) Anti-Febronio Intr, cap. vi.