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snia, seppe raccogliere gran copia di testimonj della scritturae de’ santi padri, ed esporli con saggio metodo per procura-re peso d’autorità alla sua opinione, e provare colle paroledella scrittura, e coll’uso costante dell’antica chiesa la neces-sità di comunicarsi i laici colle due spezie, che venne abbrac-ciata , e promossa da tutti gli ussiti (a) ; ma gli furono datele convenienti risposte, e da’ teologi costanziensi, e da Mat-teo di Praga, e da altri, i quali fecero vedere, che potevala chiesa per molte e giuste ragioni cambiare l’uso di riceve-re i laici sotto le due spezie l’eucaristia , com’erasi praticatonella prima istituzione della medesima.
Non meno che nel costanziense si può vedere lo statodella teologia di que’ tempi nel concilio basileense, dove in-virati i boemi per amore della pace , e per la concordia del-la fede, a quattro capi ridussero le loro pretensioni. La co-munione sotto le due spezie fu proposta da Giovanni di Ro-kizana, della setta de’ callistini; Wencesiao, del partito de’ ta-boristi, trattò del dovere di tutti, anche de’ laici, sopra gli ec-clesiastici, di correggere, e d’estirpare i peccati pubblici; Ul-darico, della setta degli orfani, disputò per la lìbera predica-zione della parola di Dio da qualunque prete; e finalmentel’inglese Pietro Payne, introduttore de’ libri di Wiklefo nellaBoemia, e sbandito dall’Inghilterra, diventato anch’egli boe-mo nello spirito e nella dottrina, declamò sul dominio civi-le del clero (6). Ad essi però risposero Giovanni di Ragusi,Egidio Carlier, Enrico Kalteisen, e Giovanni di Polemar.Qual gusto dunque di teologia mostrano le loro risposte, gliunici monumenti rimastici di quelle conferenze? Giovanni diRagusi, uomo dotto, e stimato teologo, non sa fermarsi nel
Concilio diBasilea.
(a) Pag. 1224. (b) Concìl. Badi. Compendiosa enarrano etc.