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essa era stata promossa non tanto dai capì di quella setta, "quanto da Giacomello venuto posteriormente; e tal preten-sione restava vittoriosamente confutata dal Gersone, da Mat-teo di Praga, e da molt’altri, e allora poi lo fu più copio-samente da Giovanni di Ragusi. La consustanziazione stessa,insegnata dal gran maestro Wiklef, non venne allora solen-nemente ricevuta dagli ussiti, e quegli stessi, che qualchevolta la predicarono, non mai la sostennero fermamente;anzi sembrava, che si vergognassero d’averla creduta (a),sebbene posteriormente nelle professioni di fede, nelle apolo-gie e nelle risposte, che mandarono i bermi a! re Ladislaoal principio del seguente secolo, apertamente la professava-no , e volevano con molti argomenti sostenerla (ó). Dallementovate conferenze possiamo anche rilevare in que’ teolo-gi maggiore copia d’erudizione, maggior abbondanza di ra-gioni , ed uno stile men barbaro che nel comune degli sco-lastici ; ma non ancor quel buongusto, quella fina critica, esevera logica, che non ammette argomento che non sia fer-mo e sicuro, e che forma la dignità e l’autorità della teo-logia . Questi pregi comparirono più luminosi ne’ teologi deiconcilio fiorentino, dove non co’ taboriti, e cogli orfani,ma si ebbe a fare co’ greci.
I greci divisi da tanto tempo da’ latini avevano altro gu- Teologiasto negli studj, agitavano altre questioni, e coltivavano, percosì dire, un’altra teologia, la quale seguì un corso diversoda quello della latina. Veramente ne’ primi tempi di que-sto ora scorso periodo non aveva la Grecia illustri teologi,di cui potersi dar vanto sopra i latini. Dove trovare fra’ gre-ci un Bernardo, un Pietro cluniacense, un Tommaso, un Bo-
(a) V. Disp. Capii. Prag. cum Roki\ana.
(b) Professici fidei etc. Confessio eCC. Responsio ete. V. Fascio, ter. opp.
Tomo VI
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