Band 
Tomo sesto & settimo.
Seite
288
JPEG-Download
 

\

288

un concilio, fece levare di tutto un pubblico attestato, e inpresenza di tutti i padri lo fece affìggere al codice stesso, elasciare così un monumento più autentico e della verità diquel passo, e della frode di quell’eretico. Questa frode erastata già usata prima dallo stesso Fozio in altro simile passodel Crisòstomo (a J, e posteriormente Manuele Caleca altroesempio riferisce di simile alterazione d’un passo di san Ba-silio, dove non solo vollero gli eretici toglier parole, ma ar-dirono d’aggiungerne malaccorti delle altre (ó)$ ciò cheprova quanto peso si desse allora alla dottrina, che potevaappoggiarsi al testimonio de 1 santi padri, e con'quanta cri-tica si procedesse nella loro citazione. Altro concilio per mo*tivo ben differente si celebrò alcuni anni dipoi in Costanti-nopoli j ma mostrò anch’esso ugualmente come si trattasseroallora le questioni teologiche. Perchè scacciato Vecco dallasede patriarcale, e rinchiuso in un monastero, volendo l’im-peradore Andronico ristabilire la decaduta eresia, e deporrecon legittima formalità lo scacciato Vecco, congregò nel pa-lazzo di Blancherne due patriarchi, Gregorio cipriotto intru-so di Costantinopoli, e Atanasio d’Alessandria, e gran quan-tità di vescovi, di monaci, e d’altri, e quivi chiamato Vec-co si trattò il punto della processione dello Spirito santoper convincerlo d’eresia. Come niente provassero le ragionidi quegli scismatici, e venendo a un passo di san Giovannidamasceno, che fa procedere lo Spirito santo dal padre pelVerbo, alcuni volessero spurio quel passo, altri gli desserosforzate e dure interpretazioni, e solo Vecco lo sponesse nelvero suo senso piano e cattolico, le contumelie, e le carcerifurono le risposte, con cui i foziani discìolsero i suoi argo-

(a) Condì, tom. xiv.

(b) Calecas lib. I contra graecos.