Band 
Tomo sesto & settimo.
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menti (a). Benché non troppo teologica fosse tale risposta,prova però abbastanza quanto fosse l’impegno di tutti d’ap-poggiare la lor dottrina al detto d’un, santo padre, e quan-to peso si desse allora a tal sorta d’argomenti, e ci fa vede-re, che non con dialettici ghiribizzi, nè con vane parole,ma con passi delle scritture e de’ padri, con sottile critica,e con sodi ragionamenti trattavasi la teologia. Questo risto-ramento di quella scienza parmi potersi riferire ai tentativid’alcuni imperadori, ed alla vera esecuzione di Michele Pa-leologo per la riunione de’ greci co’ latini. Com’era d’uopod’esaminare seriamente le materie, non si perdevano in vanearguzie i teologi, ma entravano nel fondo della questione,e cercavano direttamente la verità. Così vediamo, che Vec-co, tuttoché allevato nelle opinioni de’ greci, cambiò poipartito, e sostenne in moltissime opere ed in guise diversela conosciuta verità.

Questo studio, e quest’amore della verità durò anche nelseguente secolo presso i greci 5 e mentre i latini anche su le Questioni

degli «Sca-rnatene più gravi si perdevano in inutili investigazioni, ed

in questioni scolastiche, i greci al contrario da frivoli argo-menti si sollevavano a questioni gravissime, e ad importantitrattati, e dalle vane illusioni degli esìcasti, ossìa de’ quieti-sti , ed umbilicarj passavano a contemplare, ed illustrare l’es-senza e gli attributi di Dio. L’abate Simeone, nel preceden-te capo da noi mentovato, aveva proposto in un suo librodella sobrietà ed attenzione un metodo d’orare „ col quale„ mettendosi in un angolo della camera ben chiusa, astraen-„ do la mente da ogni cosa terrena, appoggiando il mento„ sul petto, movendo gli occhi colla mente verso l’umbili- '

(a) Pachy. Hut. Aniron . lib. vii, Coac. tom. XIV.

Tomo VI.

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