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„ co, trattenendo il respiro, e ricercando dentro delle visce-„ re il cuore, quantunque al principio non si vedesse che„ tenebre ed ostinata caligine, persistendo però notte e dì,,, si goderebbe alla fine un’inesplicabile gioja, e si vedereb-„ be uno sconosciuto splendore, che nel luogo d’intorno al«cuore farebbe vedere la mente lucida e risplendente,,.Questa dottrina, se veniva veramente da Simeone, era pervarj secoli rimasta oscura, e da tutti, fuorché da alcuni mo-naci, sconosciuta, finche verso la metà del secolo decimo-quarto la pubblicò, e promosse il monaco, e poi vescovo'aw s ° ri<> G re g 0 ri 0 Palama. Se ristretto si fosse a quegl’insegnamenti ,e a quelle promesse, non avrebbe meritato che le risa e ildisprezzo de’ saggi, e i motteggi di quietisti e d 'umbilicar),che si davano a’ suoi seguaci; ma Palama andava avanti, evoleva, che quel lume da vedersi intorno al cuore fosse unlume increato e divino, come voleva pur quello vedutosisul monte Tabore dagli apostoli alla trasfigurazione del Si-gnore, il quale, secondo lui, era un atto, o un’operazione diDio, un lume, o splendore emanato dalla sostanza stessa diDio. Questa dottrina ebbe fra’ monaci, ed anche fra gli altriecclesiastici molti seguaci; ma un monaco calabrese ardì diopporsele a voce e cogli scritti, e di palesare gli errori, cheEariaamo. conteneva. Il monaco calabrese sì coraggioso era Barlaamo,quell’amico del Petrarca, di cui più volte nel corso di quest’opera abbiamo parlato, il quale nato ed allevato in Italia, edistruito ne’ dogmi latini, portatosi poi nella Grecia abbrac-• ciò e difese la dottrina de’ greci ; ed essendo più degli altriperspicace ed acuto, e versato ne’ buoni studj, si meritò lastima dell’imperadore Andronico, che l’impiegò in varie com-missioni, ed ottenne la venerazione di tutti. Sentendo eglidunque le stravaganze della dottrina de’ quietisti, cominciò