so scolastico era pure Domenico Soto, e tuttoché allevatofra gli scritti, e fra le lizze delle scuole, seppe trattare lematerie teologiche colla dovuta ampiezza e profondità. Me-no sodo e meno profondo, ma più ameno e più libero nellostile e nelle opinioni fu Ambrogio Catterino, contrastato invarj punti di dottrina dal Soto. E così v’erano a que’ tempimolt’altri, che sapevano unire alla sottigliezza scolastica lasoda ed utile erudizione, e trattavano con decoro la teolo-gia. Non possiamo però lasciare fra questi senza distinta me-moria il celebre Melchior Cano, il quale non solo è statodetto teologo, ma sicura guida degli studiosi della teologia.La sua opera De ’ luoghi teologici nel proporre a’ teologi ifonti, ond’attingere la loro dottrina, e ricavare argomentiper provare i dogmi cattolici, insegna molta teologia, e sta-bilisce varj dogmi teologici su l’autorità delle scritture, sul’infallibilità de’ papi e de’ concilj, e su altri punti importanti,e spone tutto in uno stile sì elegante ed ornato, e in unasì pura latinità, che rende amena e piacevole la secchezzadelle materie teologiche, e presenta la teologia nel vero suodecoro, e nella propria sua dignità. Contemporaneo del Ca-no, e in varj punti a lui contrario fu il Sepulveda, colto edelegante scrittore, dotto impugnatore di Lutero e d’Erasmo,e illustratore d’alcune materie teologiche.
Ad onore de’ progressi della teologia in quel secolo, quan-do altri monumenti mancassero, basta ricordare la grand’as-semblea del concilio di Trento. Noi lasciamo agii storici ec-clesiastici l’esaminare le varie vicende di quel concilio, laconvocazione, i cambiamenti di luogo, la lunga durata, lequestioni politiche, e tant’altri avvenimenti, e ci rivolgiamoa riguardarlo soltanto come un grandioso teatro, dove potècomparire la teologia in tutt’il suo splendore. Dove mai s’è
Sete.
Catterino.
Cano.
Sepulveda,
Concilio diTrento.