Band 
Tomo sesto & settimo.
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Mill dottissimi prolegomeni, dove de’ libri canonici e degliapocrifi, delle alterazioni degli eretici, de’ codici, e delle le-zioni seguite da’ padri, dell’edizioni antiche e moderne, ed’altri punti di critica biblica tratta eruditamente. Appenavenne alla luce questa grand’opera riportò gli elogj di mol-ti , le censure d’altri, e l’attenzione di tutti. Il l’Enfant lachiamò a rigoroso esame in due lettere pubblicate nella bi-blioteca scelta del Clerc (<2)} lo stesso Clerc nella medesimabiblioteca, e in una lettera a Giunio Ottimiano, e il dili-gente Pfaff in una dissertazione fecero parecchie osservazionisopra tali varianti ; e il Custero si prese tosto il pensiero didare un’altra edizione più comoda dell’opera del Mill, e diarricchirla colle varianti di dodici preziosi codici dal Millnon veduti, e con una prefazione, dove presenta bei lumisu le diverse sorti di varianti, e su la loro differente utilità,e fa vedere alcuni sbagli presi in un’opera sì lunga da queldiligente critico. Non fu di tanta fatica, nè di tanto pregio,ma merita pure lode non poca, l’impresa del Grabe nella pub-blicazione ed illustrazione del testo greco del vecchio testa-mento. Cirillo Lucati, patriarca di Costantinopoli, portò se-co da Alessandria, dov’era stato pur patriarca, un antichissi-mo codice della biblia, ch’egli vuole sia del quarto secolopoco dopo il concilio niceno, ma che il Mill, e il Wetste-nio riportano al quinto, ed altri anche ad altri più bassi,che si conservò per molti secoli nel palazzo patriarcale diAlessandria, e che poi Cirillo per mezzo dell’inglese amba-sciatore di Costantinopoli mandò in dono al re Carlo I. Giun-to a Londra sì prezioso codice eccitò l’entusiasmo di molti,e Patrizio Giunio, Fell, Pearson, Tommaso Smith, e varj

Grabe.

(a) Tomi xvl, xviil.

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