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qualche più ^odo fondamento. Il Giustello cita un codicedella biblioteca palatina di Stefano vescovo efesino, che con- Stefano efe-
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teneva i canoni niceni, e gli altri or nominati fno a’ co-stantinopolitani, a’ quali aggiunse Stefano gli efesini (a). Matemo, che non possiamo prestar moka fede alla sua citazio-ne: egli stesso confessa, che non potè avere quel codice; pri-ma dice dubbiosamente, che i canoni efesini fossero da Ste-fano aggiunti forte adjectì , e poche righe dipoi l’asserisce sen-za esitanza, quìbus ipse ephesina adjecit. Al contrario il Lam-beccio, ed il Silburgio, che Tebbero nelle mani, quegli nel-la biblioteca cesarea vindobonense, questi nella palatina , neparlano diversamente. Il Lambeccio (b) solo cita ne! codicexl vili la sinopsi canonica di Stefano efesino, ossia Epìtomecanomun apostolorum 3 quae incipit AwogtÓXqv X&VOV£C, èioivòy$OT[xòvTCL Ttevtc ec. Il Silburgio ( c) dice precisamente que-ste parole : Stephanì epkesini epìscopi canonica synopsis , in quacanones apostolorum , concila niceni , et ancyrani jol. Eadern inzoo, 274, et 34j. Nè so, che altri abbiano date di quellaraccolta, nè dei suo autore più distinte notizie. Da questeperò altro non rileviamo se non che quello Stefano fece unasinopsi, non una collezione de’ canoni degli apostoli, de’ ni-ceni, e degli ancirani. Ma niente dicesi dell’aggiunta degliefesini, nè pur parlasi de’ neocesariensi, e degli altri; e ilvedervi i canoni apostolici, e questi anche abbreviati, ed unasinopsi, o epitome de’ canoni, non una collezione, fa teme-re, che l’autore Stefano fosse molto posteriore al vescovoStefano, che assisti al secondo concilio efesino, ed al calce-donese, e che nessun argomento dell’antichità de’ codici ca-nonici fondar possiamo su le troppo scarse notizie, che di
(a) Bill. etc. Praef. Coni. Bill, caesar. lib. ni, p. 66.
(c) Catal. ms. gr. Ubi. palai, p. 14 .