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Tomo sesto & settimo.
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in buon ordine con esattezza e con giudizio gli avvenimentidella chiesa; e cominciando dove Eusebio finisce dal princi-pio dell’impero di Costantino, ossia dall’anno 369, seguitafino al 439, o, com’egli dice, al decimo settimo consolatodi Teodosio. Con quanta diligenza non ha egli consultatogli atti de’ concilj, le lettere de’ papi e de’ vescovi, gliscritti de’ padri, e tutti i monumenti originali per ricercarela verità de’ fatti, e dare alla sua storia maggior peso d’au*torità? Con quant’esattezza non segna i tempi , presenta lasuccessione de’ vescovi, e segue gli avvenimenti, dando mag-gior estensione ed ampiezza a quelle notizie, che possono me-glio rappresentare lo stato della chiesa ne’ tempi da lui de-scritti? Aveva egli incominciati i primi libri seguendo troppobonariamente la storia di Rufino ; ma ritrovandovi poi colconfronto dell’opere di sant’Atanasio, e d’altri legittimi docu-menti parecchie mancanze ed inesattezze, li rifece di nuovo,e diede alla sua storia una vera originalità. A questo aggiun-ge una sensata sodezza, sì nelle riflessioni, che nel giudiziodelle persone, e delle cose ecclesiastiche, e tutto concorre arender la sua storia molto pregevole e interessante. Ciò nonostante non ha potuto esimersi Socrate di varj errori, chevengono osservati da’ critici. La troppa parzialità per Nova>to e pe’ novaziani, e la maniera, con cui ne parla, l’hafatto credere da varj seguace di quella setta: ma il dottoValesio, più degli altri versato nell’opera di Socrate, lo di-fende pienamente di quest’accusa, benché non nieghi di ri-conoscervi un po’ troppo di stima , o parzialità per que’ set-tarj. Lo stile di Socrate viene parimente ripreso da alcuni ditroppa semplicità, ed alle volte d’inutile ridondanza. Manon hanno tolto questi difetti che non si sia Socrate meri-tata la lode di vero storico della chiesa , e degno successoreTomo VI.

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