)( XV )(
5. c Vi debbono essere altresì boccucce, col mez-zo delie quali un sistema di circolazione parziale co-munichi coli’altro, per dare alcuna volta o riceverdel fluido. Li sopracitati Autori descrivono sui fiancoe in capo dei tubi e delle celle diversi orifizj con-tornati da un orlo, il quale stringendosi ed allargan-dosi .alcuna volta potrebbe a guisa di sfintere apriree chiudere quando occorra la comunicazione suddet-ta. Per certo la via non è sempre aperta; impercioc-ché Turine tentò indarno, premendo un otricolo, difar passare il succo rinchiuso nella sua cavità in quel-la deT suo vicino. Fors’anche vi sono forellini assaipiù sottili degli onfizj suddetti, e quasi invisibili 1quali, sia attraverso i diafragmi, sia penetrando lepareti laterali dei tubi, mantengono libera od impe-
dita secondo le circostanze la comunicazione fra tuboe tubo , o fra i vasi circolatori d’ un sistema e que’del.vicino: simili tubetti trasversali Mayer à delinea-to nelle sue descrizioni. E forse questi vasellini co-municanti, allo staccarsi delle parti vicine, si ottu-rano e si scancellano aifatto, non altrimenti che ne-gli animali si chiude aifatto al contatto dell’ aria unpiceol vaso arterioso reciso Rimane ora che alla sco-perta di tali vie di comunicazione fra un circolo e1 altro, e come e quando esse si aprano e chiudano,^°n meno che a determinare i congegni per mezzoe quali f irritabilità pone in movimento cotante se-circolazioni, gli Studiosi della Natura dirigga-^«dustria loro, e le indagini sperimentali.
^ gran ragione Fisici di primo grido hannosostenuto, ed altri egualmente celebri han dubitato,
V