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dall’ Occhio a due obbietti diversi, determina la di-stanza visibile apparente fra i due obbietti, a. 0 Chequando uno dei due Raggi visuali è più alto o piùbasso, più a destra o più a sinistra dell’altro, i dueobbietti eziandio conservano fra loro all’ aspetto unamedesima situazion relativa coi Raggi corrispondentia ognun d’ essi. Questi due Postulati suppongono pernecessità, che 1 ’ Occhio non senta la lunghezza de’suoi Raggi visuali, ma che vegga tutti gh obbietticome in un piano; la quale supposizione è appuntoil fondamento della Prospettiva. Frattanto nè Euclide nè Teone di lui interprete non producono in mezzoalle loro dimostrazioni il Piano di Prospettiva, il qua-le pure le avrebbe rese più chiare e più semplici .
£vvi per vero dire uno Scolio , dopo i due TeOrremi 9. 0 , e io.°, il quale reca in prova una linea,che si può dire il profilo del piano suddetto . NellaFigura i. a {Tav. prima) posto l’Occhio in O, e 1 ’ob-bietto in B E; per provare che il Raggio O E è piùalto di OC, in quello Scolio si fa alzare la per-pendicolare B X, e si osserva che il punto N è piùalto di K. Ma evvi ogni ragione di credere che que-sto Scolio è una giunta, posteriore forse a Teone , ecertamente posteriore ad Euclide : Si perchè l’Auto-re del Teorema 1’ avrebbe fusa nella dimostrazione ,se non avesse ritenuto come evidente, „ che il Rag-„ gio O E è più alto di OC,,; si perchè in altri si-mili Teoremi come nel 6.°, nel 12. 0 , e in tutti gli al-tri, dove era egual ragione di servirsi della BX ; nonse ne Fi menzione in vermi modo.
Codesta ristrettezza e, dirò così, meschinità del-