al suo vertice in A. Per tutto il restante quarto dicirconferenza da A ad E, voi non riuscirete a dis-porvi i suddetti aghi della seconda Legione ( oriz-zontali) in modo che rivolgano ad O per la via del-la minima rifrazione i raggi paralleli ad S C.
Bensì potrete per es. sulla retta G 1 H situare unprisma orizzontale, che rifranga la luce verso O; ma1’ asse di tale prisma dovrà esser posto obbliquo alpiano deir Alone e però anche ai raggi del Sole; equindi produrrà un’angolo di rifrazione maggiore dia 3 . ( Lemma 4. 0 ) ; però sarà duopo allontanare il
suddetto prisma vieppiù da C, portandolo per es. inH, tanto quanto porta l’aumentato angolo di rifra-zione. Quanto più discendiamo da A verso E, peres. in L, maggiore sempre più diviene l’obliquità delprisma come sopra capace di rivolgere la luce in O;sicché farà duopo metterlo ancor più lontano da C-,e sarà I(L > HI; e così di seguito discendendo.
Disponendo in tal guisa lungo il contorno AHKRgli spicoli della seconda Legione, non intendo chetutta la Legione far debba un simile esercizio; maintendo solo, fra le migliaja d’ aghi orizzontali chela compongono, far notare quelli che possono avereun effetto utile riguardo all’ occhio O.
La serie di tali prismi orizzontali, disposti comesopra, produce l’Alone A Q BR, il quale à l’asseorizzontale QR tanto maggiore di AB ossia DE,quanto può importare F aumentato angolo di rifra-zione in discendendo da A sino a R, od a Q.
In questa discesa, l’obliquità dei prismi, sopra-tutto a Sole basso, può crescer tanto, che anche pri-
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