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Volume primo.
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CAPITOLO SESTO.

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Quando il Commercio è regolato secondo le leggidella prosperità nazionale , allora si potrà domandarecon Raynal (1) (( chi ha scavato questi canali? chi hadissodato queste pianure? chi ha fondato queste città?chi ha riunito > vestito , incivilito questi popoli ? Etutte le voci degli uomini illuminati risponderanno :è il Commercio, è il Commercio. »

essere diversa nelle diverse pani lese, quindi alcune resterebbero indif-ferenti aU’unione; pei ciò, affine di ottenere il loro soccorso, è forza offr ireloro de 1 compensi o de’vantaggi qualunque, da quell’altro lato in cui so-gliono essere più sensibili, il che vuol dire formare de’trattati.

Allorché Cartagine, gelosa del suo Commercio, fece da Annone dichiararea’ Romani che non avrebbe mai sofferto eh’ essi fossero neppure lavate lemani ne’mari di Sicilia, e proibì loro di navigare al di là del promon-torio Belo, Roma non era ella autorizzata, se avesse preferito il commercioaUe conquiste, a fare de’trattati con tutti i popoli Italiani, onde indurli oa battere ì Cartaginesi in mare, o ad escluderli dai porti d Italia?

L’Italia a tempi nostri divisa, lacerata, avvilita, non riuscirà a met-tersi nel cammino di un’industria vigorosa, che riunendosi con tra chiunquevolesse dominare ne’suoi porti, e stabilirvi un monopolio figlio della forzae dell’ intrigo , diseccando tutte le sorgenti della riproduzione interna , eperpetuando il bisogno de’ prodotti stranieri. Sotto l’influenza di questodispotismo commerciale non si può sperare dì veder migliorata la sortedegli Stati Italiani: un atto di navigazione Italica potrebbe solamente sal-varli dal naufragio da cui sono minacciati.

Conclùuderò questa nota col seguente passaggio di Ganilh ( Des'syst.d’Economie politique, introduci. ). Invano i popoli si agitano, si affatigauo,si spossano in combinazioni militari , diplomatiche e commerciali, perappropriar» coll’ inganno e colla forza una parte più o meno grande dellericchezze generali. I di loro sforzi sono inutili ; la misura della distribuzionedelle ricchezze è nella misura del travaglio, dell’ industria e del commercio •c come essi non ubbidiscono nè alla forza, nò all’inganno, e non cedonoche a degli equivalenti, bisognerà infine che la cieca ambizione si som-meila alla di loro tranquilla dominazione.

(0 Tom. I, pag. 5 e 6.

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