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Volume primo.
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134
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LIBRO PRIMO

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tere ciò che par divenuto di credenza generale, chequesti due grandi uomini abbiano l’uno sposato unapredilezione per il Commercio, e 1’ altro per F Agri-coltura ; se ciò fosse vero ( però dietro alcuni scrittoripar che non sia ), dovrebbe dirsi che i grandi uominisono pur dessi che commettono i grandi falli

Conchiuderò questo capitolo con una riflessione.Quantunque F Agricoltura, le Manifatture cd il Com-mercio sieno egualmente favoriti, non è possibile chegiungano allo stesso grado di prosperità. Nondimenosarà giovevole di non alimentare l’uno di questi ramia spese degli altri, ed illanguidire da una parte perdare dall’ altra una eccessiva energia. Se F uno pro-spera a preferenza, perchè lo spirito d’ industria libe-ramente vi accumula i suoi capitali, quando gli altrihanno ancor qualche attività , essi ne formano ilsostegno, ne nudriscono le forze, e danno un continuoimpulso ai suoi movimenti. Allora il commercio in-terno , che, al dire di G. B. Say , è tutto nel sistemaEconomico di un popolo, non ha bisogno di soccorsistranieri per spandere da per ogni dove F abbondanza,il comodo ed ogni specie di godimento.

col soccorso della geometria e del calcolo si determinano i suoi movimenti;ma ogni macchina particolare offre un caso così differente da quelle for-molo astratte, che sembra esserne quasi indipendente.

Anzi io preferirei come più utile la scienza de’dettagli: un meccanicocalcolerà con infinita esattezza gli effetti di una macchina; ma l’operaio èquello che la maneggia con facilità, e die per una specie d’istinto la sottraeall’influenza di tutte le cagioni disturbatrici, le quali sono sempre fuori lagiurisdizione de’ calcoli i più rigorosi.