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Volume secondo.
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185
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CAPITOLO DECIMO.

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può avvicinarsi, per quanto è possibile, a quel tipodi perfezione, e se non può distruggere il male ,può prevenirlo. La prudenza, la sagacità, 1’ antive-dimento son pure sue virtù, come l’imprudenza, ladabbenaggine, la spensieratezza sono suoi vizii ; e lanatura , nel fregiarlo delle buone qualità , non volleche il suo dono fosse un dono ozioso, anzi ponen-dole sotto la salvaguardia della ragione, fu suo pro-ponimento di preservarlo da ogni smarrimento , e dimetterlo in grado di mantenersi costantemente nel-T ordine.

Io lo so che, come in meccanica il moto perpetuoè una delle più strane chimere, così in morale l’ordineperpetuo è senza dubbio più che un sogno platonico.Basterebbe il contrasto degl’interessi, la diversità delleassociazioni dell’ idee d’onde risulta 1’ opposizionedelle opinioni, e quella tempesta che le passionieccitano nella mente e nel cuore, per turbar l’ordine,quando pur non vi fossero mille e mille altre cagioni.Ma che perciò ? Tutte queste considerazioni ci obbli-gano a guardar 1’ uomo e le opere sue quali sono,e non quali dovrebbero essere ; ma non a disperaredi quel bene che la natura gli ha dato in sorte, c dicui sapendo godere, dopo di essersi ingegnato a pro-curarselo, può attingere il grado di perfezione c difelicità eh’ è il retaggio di questa vita. Optimusille est , conchiuderò col poeta Vcnosino, qui mi-nimis urgelur. Non perdendo di vista questa con-siderazione, abbiamo organizzato la Banca di Sicilia ,cioè ci siamo proposti di darle quella perfezione e