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Volume secondo.
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326
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LIBRO TERZO.

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dalla saviezza de’Governi, che dal posto sublime incui seggono, nella catena degli avvenimenti veggonopiù di quello che veder possono le mie deboli pupille.In loro potere sta il riparo, e l’amor costante chehanno manifestato per i popoli è per me il piùsicuro pegno del loro proponimento ad accelerarneV esecuzione.

Di già Roma, Parma , Milano, Torino, hannode’ debiti consolidati ; ed hanno quindi un perno sudel quale elevando la gran Macchina del Credilopubblico, possono creare mille intraprese di pubblicautilità. Mettere , per esempio , a coltura 1’ Agro ro-mano, disseccar paludi ; ma specialmente le maremmedi Toscana, quelle del Bolognese, del Ferrarese, edel Ravennasco ; aprir canali per tutta la Lombardiacol favore dei fiumi che vi scorrono ; aprir liberecomunicazioni, coltivar campi, e valli deserte , fab-bricar nuovi porti e migliorare gli antichi, moltiplicarei remi e le vele, spargere per tutt’ i rami dell’ In-dustria i soccorsi di cui sentono il bisogno , molti-plicare e perfezionare i prodotti, introdurre macchine,stabilire opificii , coltivar le scienze di applicazione,animar gli ingegni, premiar le invenzioni ; e che maipotrei dir di più? Ecco i mezzi di dare all’Italiauna nuova forma Economica, una nuova vita, e dielevarla a quel grado di prosperità alla quale la natural’aveva destinata, e da cui l’uomo ingrato verso laprovvidenza l’ha immensamente allontanata.

Io non ho tracciato che le prime e più debolilinee di questo piano di Economia: ingegno più fecondo