CAPITOLO QUINTO. 327
saprà perfezionarlo, e penna più eloquente potrà farnesentir meglio l’importanza.
Se nella Sicilia , adottato il mio Progetto, saràfedelmente eseguito, in pochi anni tutt’ i paesi d’Italiavedranno in essa sorgere una prosperità tale , chesentiranno rossore di non averne troppo sollecitamenteimitato l’esempio. Non è l’ardente desiderio del suobene , che m’illude ; non la predilezione delle proprieidee, che dà nascimento ad una fantasmagoria Eco-nomica ; ma è la voce di quell’ istinto potente, cherisulta dai calcoli più solidi, e dai fatti mille volteripetuti, la quale mi fa giurar sull’ avvenire, comesul presente.
A me pare d’altronde che questo momento siail più favorevole. Soffogato ogni germe di disordine ,e solidamente consolidata la pace, se le menti sirivolgono all’ Industria ed al travaglio , non manche-ranno i più maravigliosi risultamenti. L’Italia è ilpaese prediletto della natura ; essa vi ha largamenteversato le sue ricchezze ; non ci manca che V operadell’ uomo per divenire il primo paese del Globo.
Yolgendo lo sguardo sulle vette del Campidoglio,veggo spuntarvi tra il sereno e l’azzurro un’ aurorapiucchemai ridente, ed il cuor mi balza nel pettodi gioia inusitata. L’Onnipossente da un’angelo dipace fa metter la tiara di Pietro sulla testa di unLeone , e l’epoca Medicea , mentre figlia del Genio 1sta maestosamente sull’ orizzonte del Sebcto, tra lacalma di un’ apostolica virtù, compagna di sublimesapere, sorge piucchemai brillante sulle sponde del