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Volume secondo.
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337
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CAPITOLO SESTO, ED ULTIMO. 33'7

Se da una parte si può ricevere o altrettanto o più diquello che dall’altra si dà, non vi sarebbe un mezzodi accrescere questo rimborso, e far che la Siciliaottenga le vie pubbliche senza che infine le costinoverun sagrificio ? E con questo terzo problema io initrovai sempreppiù vicino al primo.

Ripigliando il primo anello di un Debito, mi diedia contemplare ciò che fanno i particolari nelle loroprivate economie, Un particolare, io dissi, prendeuna somma a prestito , e l’impiega a dar vita eforza alla sua Industria ; così si procura un guadagnocol quale riordina le sue finanze, e a poco a poco sisgrava del debito contratto, e degl’ interessi che loaccompagnano.

Arrivato a questo punto, io vidi nella mia mentesparsa tanta luce, che avrei per la gioia gridato millevolte, come Archimede: inveni , inveni, ed avrei purecome questo filosofo, offerto un’ ecatombe, se il camminointralciato e spinoso che aveva a stento percorso nonavesse nell’ animo impresso una specie di lassezza.Tuttavia ripresa la calma, io conobbi che i fondi presia prestito potevano essere utilmente impiegati, etarsi servire in parte alla Costruzione delle Strade,e nel resto a dar vita all’ Agricoltura, al Commercioed allTndustria. Cosi mi surse in mente l’idea diuna Banca Siciliana , e nelle operazioni di questatrovai la più facile e la più felice soluzione delprimo problema.

Tutto dunque fu limitato, i.° a trovare il metododi. Ammortizzazione la più utile agl’ interessi della

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